Piero Chiara e il cinema

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Luino, Mondo. L’occhio di Piero Chiara sulla provincia è una chiave universale, il grimaldello per aprirsi all’uomo in tutte le dimensioni (e… latitudini). Il fatto che i suoi libri vendessero centinaia di migliaia di copie è la dimostrazione di quanto il piccolo mondo antico, da lui narrato con la precisione dell’esperienza diretta, riguardasse proprio tutti. I romanzi di Chiara sono stati fonte di ispirazione per il cinema dai primi anni ’70. La cosa non deve stupire: i vecchi leoni dell’italica commedia – da Mario Monicelli a Luciano Salce a Dino Risi passando per il più anomalo Alberto Lattuada – proprio lì, sotto i mille campanili, sono andati a cercare le storie da raccontare. I soggetti e i tipi giusti. Il “provincialismo” è stato fecondo per il cinema italiano degli anni ’60-’70 come per la letteratura dello scrittore di Luino. I Bruno Cortona, i Busacca e i Magnozzi sono ritratti a volte partecipi e a volte spietati quanto quelli dei Paronzini, degli Orimbelli, dei Càmola.Il cinema “da” Piero Chiara, quindi, è la chiusura del cerchio. La consacrazione di un legame tra forme espressive diverse, accomunate dalla medesima fame di umanità.

Mauro Gervasini


Originale cinematografico

  • D’Annunzio – 1986. Regia: S. Nasca. Soggetto: P. Chiara e S. Nasca. Sceneggiatura: P. Chiara, S. Nasca, F. De Agostini. Interpreti: R. Powell, S. Sandrelli, F. Guerin, E. Grimaldi

Riduzioni cinematografiche

    • Venga a prendere il caffè… da noi (dal romanzo La spartizione) – 1970. Regia: A. Lattuada. Soggetto: P. Chiara. Sceneggiatura: A. Baracco, P. Chiara, T. Kezich, A. Lattuada. Interpreti: U. Tognazzi, M. Vokotic, F. R. Coluzzi, A. Goodwin

      Il regionier Emerenziano Paronzini è in cerca di “sistemazione”. La trova dalle tre sorelle Tettamanzi, di ognuna delle quali coglie il meglio… Tratto da “La spartizione” e interamente girato a Luino. Ebbe tra gli estimatori il maestro Luis Buñuel.

    • Homo eroticus – 1971. Regia: M. Vicario. Soggetto e sceneggiatura: P. Chiara e M. Vicario. Interpreti: A. Asti, L. Buzzanca, F. Benussi

      Dalla Sicilia a Bergamo, il giovane Buzzanca è come Bartolomeo Colleoni: un fenomeno… Commedia di costume sceneggiata da Piero Chiara, anche interprete nel ruolo del “giudice”. Riscosse un grande successo di pubblico. Tra le guest star, Nanni Svampa e Lino Patruno.

    • Il piatto piange – 1974. Regia: P. Nuzzi. Soggetto: P. Chiara. Sceneggiatura: P. Chiara, P. Nuzzi, M. P. Sollima. Interpreti: A. Maccione, A. Belli, A. Ferréol

      Le interminabili partite a carte, il profumo delle donne, i sotterfugi sentimentali, gli amici, i coprifuochi dei fascisti. Le avventure del Càmola (Aldo Maccione) nella Luino umida degli anni ’30, poco prima che l’Italia sia travolta dagli immancabili destini. Tra i migliori film tratti da Piero Chiara, da lui stesso adattato per lo schermo insieme al regista e a Maria Pia Solima, con Macario nei panni dello scemo del paese in una delle sue ultime apparizioni, una splendida Agostina Belli a richiamare la voce dell’amore e con un tocco felliniano assicurato dalla maîtresse Antonietta Beluzzi, la mitica tabaccaia di Amarcord. Girato a Orta, con una incursione sopra Luino per la celebre scena finale, la stessa del libro, nella quale ci si arrende alla vita nonostante tutto.

    • La Banca di Monate (tratto dal racconto omonimo della raccolta Sotto la Sua mano) – 1976. Regia: F. Massaro. Sceneggiatura: N. Badalucco, F. Massaro, con la collaborazione di P. Chiara. Interpreti: W. Chiari, V. Gardenia, M. Noël, L. Tanzi
    • Dimmi che fai tutto per me (dal racconto Parlami d’amore Mariú) – 1976. Regia: P. Festa Campanile. Soggetto: S. Cecchi D’Amico e P. Chiara. Adattamento: S. Cecchi D’Amico. Sceneggiatura: Castellano e Pipolo. Interpreti: J. Dorelli, P. Villoresi
    • La stanza del Vescovo – 1977. Regia: D. Risi. Soggetto. P. Chiara. Sceneggiatura: L. Benvenuti, P. De Bernardi, P. Chiara, D. Risi. Interpreti: U. Tognazzi, O. Muti, P. Dewaere

      Un giovane avventuriero in barca a vela, un libertino decadente e senza scrupoli, una fanciulla sposata per procura. Tutti uniti dai misteri del Lago Maggiore… Dal romanzo omonimo, un gotico d’autore che gioca sulle atmosfere lacustri più inquietanti.

    • Il cappotto di astrakan – 1980. Regia: M. Vicario. Sceneggiatura: A. Parenzo, M. Vicario. Interpreti: J. Dorelli, C. Bouquet

      Da Luino a Parigi, ospite dell’ambigua madame Lenormand (Andréa Ferréol) e innamorato di Valentine (Carole Bouquet). Per il mite Piero (Johnny Dorelli) inizia un’odissea surreale perché le due donne sono rispettivamente moglie e amante del suo sosia Maurice, un temutissimo rapinatore che ama indossare un cappotto di astrakan. Il regista Marco Vicario sfrutta il tema del doppio così caro alla commedia italiana (si pensi, in anni successivi, a Fracchia la belva umana con Paolo Villaggio e a Johnny Stecchino con Roberto Benigni) e tira fuori il meglio da un composito cast internazionale. Con Nanni Svampa tra i protagonisti, è stato uno dei film che hanno incassato di più tra quelli tratti dai romanzi di Chiara.

    • Una spina nel cuore – 1986. Regia: A. Lattuada. Sceneggiatura: F. Ferrini, A. Lattuada, E. Oldoini. Interpreti: A. Delon, S. Duez, A. Lualdi, G. Moschin
    • Il pretore (dal romanzo Il pretore di Cuvio) – 2014. Regia: G. Base. Sceneggiatura: D. Gentili, F. Gentili, G. Base. Interpreti: F. Pannofino, S. Maestri, M. Zaccaro Garau

      Augusto Vanghetta è il pretore di Luino, molto più interessato alle scappatelle extraconiugali che non ai codici di legge. La moglie Evelina, cornuta da sette anni, deperisce finché l’assistente del marito, il giovane avvocato Mario, non fa rifiorire la passione. Un film fortemente voluto dalla protagonista Sarah Maestri (Evelina), pure lei di Luino come lo scrittore e qui produttrice associata. Un’operazione interessante che ha coinvolto un’intera comunità (500 tra comparse e attori dilettanti solo dal Lago Maggiore, più quasi altrettanti da Varese), magari lasciando in eredità un vago sentore amatoriale, da filodrammatica di Marchirolo, per restare al Chiara, che però data la natura del progetto non guasta.

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