La vita di Piero Chiara

Nel 1964, insieme a un’edizione ampliata de Il Piatto piange, pubblica il romanzo La spartizione, nel 1965 la già citata prosa Con la faccia per terra e i sei brevi racconti Mi fo coragio da me, incentrati sulla figura di suo padre e composti tra il 1950 e il 1963; nel 1967 il romanzo Il Balordo, grazie al quale nel 1968 vince il “Bagutta”, uno dei tanti premi che costelleranno la sua carriera di narratore, e nel 1969 i racconti de L’uovo al cianuro, alcuni dei quali già apparsi in preziosi volumetti fuori commercio o in giornali e riviste. Nel 1970 è la volta del romanzo “giallo” I giovedì della signora Giulia, che Chiara ha scritto e pubblicato a puntate tra il febbraio e il marzo 1962 sul Corriere del Ticino con lo pseudonimo di Nik Inghirami e che ora vede la luce direttamente negli Oscar mondadoriani come “presceneggiatura” dell’originale dallo stesso titolo realizzato dalla RAI Radio televisione italiana e trasmesso in cinque puntate nella primavera di quell’anno. Nel 1973 esce il romanzo Il pretore di Cuvio: 120.000 copie vendute in pochi mesi, 216.379 al marzo 1983, secondo i rendiconti della S.I.A.E.; alla stessa data, Il Piatto piange, avrà venduto 246.885 copie, distribuite in ventun edizioni. Nel 1974 escono i racconti lunghi di Sotto la Sua mano, nel 1976 il romanzo La stanza del Vescovo (317.000 copie alla data del marzo 1983), nel 1977 i racconti de Le corna del diavolo, nel 1978 il romanzo Il cappotto di astrakan (418.000 copie al marzo 1983) e nel 1979 il romanzo Una spina nel cuore (477.000 copie al marzo 1983). Nel 1980 appaiono i racconti de Le avventure di Pierino al mercato di Luino, nel 1981 il romanzo Vedrò Singapore? (467.000 copie al marzo 1983), nel 1982 i racconti di Viva Migliavacca!, nel 1983 le 40 storie di Piero Chiara negli elzeviri del “Corriere”, nel 1984 Il “Decameron” raccontato in dieci novelle e nel 1986 i racconti de Il capostazione di Casalino.

Il successo di queste opere è enorme, come dimostrano le altissime tirature. I suoi lettori e ammiratori appartengono a tutte le classi sociali e a tutte le professioni. Alcuni critici, che non possono perdonargli proprio il grande successo, lo considerano “un autore popolare”, definizione che Chiara non ritenne mai sminuente. “Ho in circolazione”, afferma nel 1980 nel corso di una intervista, “quasi tre milioni di copie dei miei libri. Il che vuole dire che sono letto più dagli uomini comuni, che sono gli uomini migliori, che dagli intellettuali, che sono i peggiori”. La maggior parte dei critici, però, sottolinea, oltre alla sua straordinaria abilità di fabulatore di storie di provincia, l’accurato lavoro di scrittura che sta dietro la sua apparente “facilità”. Un riscontro della sua fama e del suo prestigio intellettuale in quegli anni è costituito dalle numerose collaborazioni cui è sempre più spesso chiamato. Nel 1967, Giovanni Spadolini, ammiratore delle sue “storie”, lo invita a collaborare a Il Resto del Carlino di Bologna e poi, nel 1969, al Corriere della Sera di Milano, sul quale i suoi elzeviri uscirono con cadenza regolare fino al 1986. Negli anni precedenti, Chiara aveva collaborato anche alla Prealpina di Varese, alla Gazzetta del Popolo di Torino e al Gazzettino di Venezia. Dai primi anni Settanta, inoltre, venne pubblicando quindicinalmente sul Corriere del Ticino di Lugano, in una rubrica intitolata Sale & Tabacchi, i suoi arguti “appunti di varia umanità e di fortuita amenità”.

piero_chiara_giacomo_casanovaContemporaneamente e parallelamente all’attività di narratore e di giornalista, Chiara svolge una non meno intensa e proficua attività di tipo saggistico, come critico, come traduttore e come studioso di opere classiche, specialmente del Settecento. Particolare importanza riveste il suo paziente lavoro di ricerca e di esegesi su Giacomo Casanova: a lui, che è considerato un’autorità nel quadro degli studi casanoviani, si deve, oltre che la pubblicazione di molte opere minori, la prima edizione integrale, condotta sul manoscritto originale, dell’autobiografia del grande avventuriero del Settecento, la Storia della mia vita (1965 e, nuova edizione completamente rifatta, 1983-1989). Già nel 1960 aveva pubblicato la trascrizione de L’Uccelliera del seicentesco G.P. Olina e la traduzione delle Lettere portoghesi di Mariana Alcoforado, anch’esse seicentesche. Nel 1969, invece, traduce il Satyricon di Petronio, che considerava la “polla originaria della narrativa occidentale”.

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