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Bambi Lazzati raccontata da Andrea Fazioli

Bambi Lazzati raccontata da Andrea Fazioli

Amici di Piero Chiara

5 Dicembre 2025

Andrea Fazioli è un grande amico. Il suo legame col Premio Chiara è storico è consolidato: vincitore del Premio Chiara Giovani nel 1998, presidente di giuria del Premio Chiara Inediti, menzione all’edizione 2021 con Il commissario e la badante, Guanda… tanto basta, no?

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo il suo ricordo di Bambi Lazzati.

Bambi Lazzati era l’irruenza, la tenacia, la professionalità, la fedeltà nell’amicizia. La conobbi al Premio Chiara Giovani, da ragazzino. L’ho sentita per l’ultima volta un paio di mesi fa. La “cura Bambi” era efficacissima: mi bastava parlare con lei per pochi minuti e sentivo crescere in me l’energia e l’ottimismo. Bambi era un punto fermo. Era come un sorriso, di quelli che portano un po’ di luce nella nebbia.

Considerando il mio percorso come scrittore, ripenso a Bambi Lazzati con gratitudine. A quindici o sedici anni partecipai per la prima volta al Premio Chiara Giovani. A vent’anni lo vinsi e, con mia grande emozione, il mio racconto venne pubblicato. S’intitolava “Matematica”, lo ricordo ancora, ed era il tentativo di rielaborare qualche trauma scolastico…

All’epoca ero solo un liceale con velleità di scrittura. Quando cominciai a pubblicare romanzi, soprattutto per l’editore Guanda, ritrovai Bambi Lazzati: avevo meno di trent’anni e iniziavo a farmi conoscere come autore. Quando presentavo i miei romanzi nella zona di Varese, ricordo che Bambi era sempre presente. Più tardi m’invitò a tenere dei laboratori di scrittura nell’ambito del festival del racconto, poi mi chiese di presiedere la giuria del Premio Inediti. Questa aggiunta al premio principale è un’iniziativa meritoria, un gesto concreto per aiutare chi muove i primi passi nell’ambito della scrittura – senza magari essere più tanto giovane – e desidera un confronto in un ambito professionale. È un modo per aiutare chi si impegna davvero in un lavoro culturale e per promuovere prima di tutto la lettura. In un’epoca in cui molti scrivono ma pochi leggono veramente, e in cui l’arte del racconto breve è in difficoltà, il Premio Chiara incoraggia chi proviene da un percorso serio, composto da molte letture e riflessioni e riscritture prima di uscire allo scoperto.

Bambi era molto brava nell’avviare nuovi rapporti di lavoro, ma si preoccupava anche di mantenere i percorsi avviati. Non si contano le nostre telefonate, gli incontri, le cene. In particolare a Bambi stava a cuore l’anima internazionale del Premio Chiara, che è una delle poche istituzioni veramente insubriche, capace di unire l’Italia e la Svizzera italiana. Non è mai stata ripiegata nella dimensione locale o provinciale, ma è sempre stata capace di pensare in grande. Era attenta però anche alle piccole cose della quotidianità. Per esempio, era sempre felice di vedere mia moglie e le mie figlie, sempre sollecita nel chiedere come andasse la nostra vita. Quando così per gioco – com’è giusto che sia – la mia figlia primogenita partecipò al Premio Chiara Giovani, un paio di anni fa, sia io sia Bambi eravamo commossi. Ci siamo resi conto che dal nostro primo incontro erano passati più di trent’anni: quante parole, quante idee, quante storie. A me pareva di procedere nel tempo come tutti: da ragazzino a giovane adulto a uomo di mezza età… ma Bambi no, Bambi era sempre quella che avevo conosciuto durante la mia giovinezza, sempre solida come una roccia, sempre vitale e piena di idee. Magari si commetteva l’errore di dare per scontata la sua presenza, la sua abilità nel tessere legami e nell’avviare progetti. Invece ora Bambi non c’è più e il vuoto appare in tutta la sua grandezza. Credo però che le persone che hanno conosciuto Bambi, che l’hanno affiancata per un periodo più o meno lungo, abbiano imparato qualcosa da lei. Ecco l’eredità di Bambi: non tanto un passaggio di consegne formale, quanto un esempio da seguire. La cultura non è qualcosa di astratto, una discussione ideologica, ma soprattutto la capacità d’impegnarsi in prima linea per diffondere l’amore nei confronti dell’arte e della letteratura. A volte con successo, a volte meno.

Ma che importa? L’importante è non mollare. Questo ho imparato da Bambi. E questo cercherò di mettere in pratica. Quando mi sembrerà di agitarmi per niente, senza vedere i risultati, potrò immaginarmi Bambi che mi rimprovera e mi dice: “Andrea, non stiamo qui a pensarci troppo, dai… facciamolo, e vedrai che funzionerà!”

 


TUTTI I RICORDI DI BAMBI LAZZATI

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