L’Associazione AMICI DI PIERO CHIARA con il contributo di Regione Lombardia e con il patrocinio e il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino, Comunità di Lavoro Regio Insubrica, Provincia di Varese, Comune di Varese, Comune di Luino, Camera di Commercio di Varese, Fondazione Comunitaria del Varesotto Ente Filantropico, indice la XXXVIII edizione del Premio Chiara.
Sono ammesse a concorrere raccolte di racconti in lingua italiana, edite con ISBN e regolare distribuzione nei circuiti di vendita in Italia e nella Svizzera italiana tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026. Le raccolte devono contenere racconti scritti tutti da un solo autore: non possono partecipare antologie a più mani.
Gli editori e gli autori che intendono partecipare al Premio Chiara 2026 dovranno far pervenire al più presto (la data ultima per la ricezione del materiale è il 7 MAGGIO 2026, non fa fede il timbro postale) 13 copie del libro al seguente indirizzo (NON alla sede del Premio, attenzione):
Amici di Piero Chiara, c/o Biblioteca Civica
Via Sacco 9, I-21100 Varese
unitamente alla scheda di partecipazione debitamente compilata, scaricabile al link seguente.
Tra le 51 raccolte pervenute alla segreteria del Premio, la Giuria letteraria, presieduta da Romano Oldrini medico e scrittore e composta da Vittorio Colombo responsabile de La Provincia di Lecco, Luca Crovi scrittore, Robertino Ghiringhelli già ordinario di Storia delle Dottrine Politiche Università Cattolica Milano, Andrea Kerbaker giornalista, scrittore e critico letterario, Marta Morazzoni scrittrice, Mauro Novelli docente letteratura italiana contemporanea Università Statale Milano, Luca Saltini scrittore, Stefano Vassere direttore Biblioteca Cantonale Lugano, Mario Visco caposervizio cultura la Prealpina e Andrea Vitali scrittore e presidente Amici di Piero Chiara aveva selezionato la seguente terna finalista:
| Sinossi | «Che dite, entriamo?» Simonetti, Mari, Pomodoro, Schwarz, Novelli, Pistoletto, Treccani, Leonetti… Una cattedrale della cultura, una istituzione dell’arte finalmente nelle mani degli artisti. Proprio come all’Odéon di Parigi. Si indice una assemblea, si chiudono le porte e si mettono dei picchetti agli ingressi. Il dado è tratto, la Triennale del 1968 è occupata! È nella Milano fervente di fine anni Sessanta che si apre questa raccolta di racconti che, muovendosi nel tempo e nello spazio, arriva fino alla Milano cupa e sgomenta del lockdown. Dalla Roma degli anni Venti, dove si prepara un attentato a Mussolini, si passa alla piccola frazione toscana di Larderello, la cui storia si intreccia con la leggenda. In un paese senza nome, devastato dalla guerra, un soldato creduto morto torna dopo anni di assenza. Si sale poi fino a quattromila metri di altitudine in una baita di montagna, dove un ragazzino con lo sguardo incollato allo schermo del tablet si diverte con giochi piuttosto concreti. |
| L’autore | Milano, 1966. Architetto e saggista, scrive per il cinema e per la televisione. Fa parte della redazione di “Nazione Indiana”. Ha pubblicato per “Universale di Architettura” diretta da Bruno Zevi, Carlo Levi e Elio Vittorini Scritti di architettura (1997) e Giovanni Michelucci. Brani di città aperti a tutti (1999). Nel 2001 ha pubblicato, per Unicopli Pasolini. Il corpo della città, con un’introduzione di Vincenzo Consolo. Il suo primo romanzo, nel 2004 per i tipi di Guanda, è Per cosa si uccide, “un tributo di riconoscenza dello scrittore verso la propria città, che viene descritta in tutte le sue molteplici sfaccettature”. Sempre per Guanda sono usciti Con la morte nel cuore (2005), Per sempre giovane (2006), Il giovane sbirro (2007) e nel 2008 la raccolta di saggi Metropoli per principianti, il saggio Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo, scritto a quattro mani con Severino Colombo, oltre all’antologia di racconti erotici al maschile da lui curata, Pene d’amore. Del 2014 il racconto lungo Nelle mani di Dio. Un’indagine dell’ispettore Ferraro (Guanda). Nel 2015 ha pubblicato L’incanto delle sirene. Un’indagine dell’ispettore Ferraro, nel 2016 Il giovane sbirro e Come sugli alberi le foglie, e nel 2018 Il sapore del sangue sempre con Guanda. Nel 2023 esce per Guanda Quello che noi non siamo, vincitore l’anno dopo del Premio Bagutta. |
| Sinossi | A Pineta, il paese sul litorale pisano nato dalla fantasia di Marco Malvaldi, i Vecchietti del BarLume sono ormai un’istituzione. Nell’arco di una vita intera, hanno maturato un notevole capitale di arguzia e di intelligenza, e tra risate beffarde, motteggi graffianti e intuizioni investigative sopraffine, sono diventati rappresentazione fantastica di una vera antropologia. Una rappresentazione innestata su una struttura gialla e con un andamento comico, che nei racconti – genere in cui prevalgono i dialoghi, la vitalità della scena e la singolarità della situazione – trova il suo distillato. C’è una strage di maiali sotto protezione; sulle piste da sci un morto e tre tute da donna identiche; una partita di calcio femminile con commenti immaginabili, e una calciatrice uccisa; una crociera-supplizio in compagnia di una canterina Loggia del Cinghiale e un ministro del culto anglicano; una Sagra del Totano con truffa; un traffico in Olanda, durante i festeggiamenti del compleanno reale, sventato da remoto dal gruppo del BarLume. L’ordito su cui intessere l’indagine lo forniscono sempre i vecchietti: l’Aldo, nonno Ampelio, il Del Tacca, il Rimediotti. Il loro mezzo è la maldicenza, combinata ai ricordi e a una psicologia da bar delle vecchie Case del Popolo, eppure efficacissima. E un fondo malinconico per un mondo che va svaporando senza lasciarne uno migliore. |
| L’autore | Pisa, 1974. Di professione chimico, ha pubblicato con Sellerio la serie dei vecchietti del BarLume: La briscola in cinque, 2007; Il gioco delle tre carte, 2008; Il re dei giochi, 2010; La carta più alta, 2012; Il telefono senza fili, 2014; La battaglia navale, 2016, Sei casi al BarLume, 2016; A bocce ferme, 2018; Bolle di sapone, 2021; La morra cinese (2023); Piomba libera tutti (2025), L’uomo vestito di arancione. Sei casi al BarLume (2026), salutati da un grande successo di lettori. Ha pubblicato anche Odore di chiuso (2011 e 2021, Premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti 2011), e Il borghese Pellegrino (2020), gialli a sfondo storico, con il personaggio di Pellegrino Artusi, e Milioni di milioni (2012), Argento vivo (2013), Buchi nella sabbia (2015), Negli occhi di chi guarda (2017), con Glay Ghammouri Vento in scatola (2019) e con la moglie Samantha Bruzzone Chi si ferma è perduto (2022) e La regina dei sentieri (2024). |
| Sinossi | C’è un momento in queste storie in cui tutto sembra ancora al suo posto. Le case sono in piedi, le relazioni hanno un nome, i gesti si ripetono come sempre. Poi qualcosa insiste. Non accade subito, è una variazione minima, un rumore che ritorna, un corpo che reagisce in modo imprevisto. I racconti di “La stagione delle case vuote” stanno in questo punto. Raccolgono vite che continuano mentre qualcosa, lentamente, si consuma. Madri, figlie, amanti, amici compaiono in spazi quotidiani in cui il tempo si deposita trasfigurandone i confini, rendendoli meno riconoscibili, estranei. Ciò che rimane è una sospensione, un’attesa. La vertigine dopo un tuffo, un ricordo che somiglia a un sogno. Il brivido che si sente all’improvviso, un soffio alla nuca e poi il vuoto. Restano la scrittura di Francesca Scotti, elegante e crudele, e le soglie che abbiamo attraversato insieme. |
| L’autrice | Milanese, dal 2011 divide il suo tempo tra Italia e Giappone. Diplomata al Conservatorio e laureata in giurisprudenza, ha esordito nel 2011 con la raccolta di racconti Qualcosa di simile (Italic), vincitrice del Premio Fucini e finalista al Premio Joyce Lussu. Tra le sue opere figurano Il cuore inesperto (2015), Ellissi (2017), Capacità vitale (2019), Il tempo delle tartarughe (2022), Elettra e Shimaguni. Atlante narrato delle isole del Giappone (2023), fino al recente Nessuno conosce Sayuki (2025). Collabora come autrice e sceneggiatrice per cinema e audiovisivo, sviluppando inoltre progetti che intrecciano musica e scrittura. I suoi racconti e reportage sono apparsi su numerose riviste italiane e internazionali, tra cui “La Lettura”, “Nuovi Argomenti”, “Granta” e “The Italian Review”. Nel 2023 ha rappresentato l’Italia all’European Literature Festival di Tokyo. È autrice e voce del podcast “L’inventastorie – Consigli di scrittura” e collabora al podcast “Cose molto giapponesi”. Tiene laboratori di scrittura creativa, corsi di formazione e progetti per festival letterari. Le sue opere sono state tradotte in cinese, coreano, francese, giapponese, inglese, russo e spagnolo. |
La parola passa ora alla Giuria dei Lettori, composta da 150 soggetti, italiani e della Svizzera italiana, designati dagli Enti pubblici e privati che sostengono l’iniziativa, tra i Gruppi di Lettura e i lettori delle Biblioteche della Lombardia e del Canton Ticino, tra i giornalisti del territorio insubre e tra i soci degli Amici di Piero Chiara. Ciascun giurato ha ricevuto gratuitamente i volumi finalisti unitamente alle istruzioni di voto: la novità del 2026 è il sistema di voto misto, con la gran parte dei giurati che si servirà della piattaforma online Eligo.Social, mentre una quota utilizzerà le schede cartacee, per creare un’ulteriore fattore di imprevedibilità dello scrutinio, destinato a determinare il vincitore del Premio Chiara 2026.
I finalisti saranno con noi sabato 17 ottobre 2026 alle ore 18:00 presso la Biblioteca Cantonale di Lugano, e domenica 18 ottobre 2026 alle ore 10:30 presso il Museo MAGA Gallarate.
La finale avrà luogo domenica 18 ottobre 2026 alle ore 17:00 presso le Ville Ponti di Varese.