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Mauro Gervasini presenta “Due parallele”

Mauro Gervasini presenta “Due parallele”

Staff

11 Marzo 2019

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Mauro Gervasini

 

A meno di due settimane dal vernissage (in programma il 23 marzo pv al Museo MAGA di Gallarate) il curatore Mauro Gervasini ci introduce a “Due parallele”, la mostra monografica di Karina Bikbulatova, vincitrice del Premio Riccardo Prina 2018.

Dunque è un errore pensare che due parallele non si incontrino mai. Accade invece. Una volta l’anno, in un villaggio russo. Luogo dell’anima: è un’espressione un po’ abusata per indicare qualcosa che non c’è ma “si sente”. Questione di percezione. Nelle fotografie di Karina Bikbulatova però, il villaggio è un luogo dello sguardo. Magari non c’è, magari non si sente, però si vede, diventa quasi tangibile nella riproduzione fotografica. E allora, daccapo. Due parallele si incontrano, una volta all’anno, in un villaggio russo. O meglio, due bambine, Gulshat e Alina, mamme diverse ma lo stesso padre che le ha abbandonate entrambe ai differenti destini delle madri; si vedono per poco, si cercano, giocano, parlano, poi ripartono, separate. Questa esposizione fotografica è la loro storia, che a un certo punto si è intrecciata con quella della fotografa, Karina, capace di cogliere al volo, con pochi, semplici ma sorprendenti scatti, l’intersecarsi periodico delle parallele. Venendo dalla critica cinematografica confesso di essere stato colpito soprattutto dalla fotografia che vede una delle due sorelle ergersi come un gigante in un nero drappo dal quale, subito sotto, fa capolino la seconda. Sembrano creature di un film di Dreyer avvolte nella cappa drammatica resa iconica da Bergman in Il settimo sigillo. Ma non c’è apprensione nei loro occhi. Nessun timore. Guardano in direzioni opposte, fateci caso. Con una certa fierezza, e molta libertà. È lo scatto che ha vinto il premio fotografico Riccardo Prina nel 2018. Il resto della sequenza è una composizione e ricomposizione del loro spazio, con i corpi e le cose, e con un’altra immagine significativa, pasoliniana, quella del muro diroccato e del somaro, dove la figura quasi religiosa della ragazzina rompe l’inganno della natura morta. Karina Bikbulatova è giovane, ha meno di 25 anni, ma la sua è una visione già matura, neorealistica, con tutto quello che di fantastico si può contemplare dentro.

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