La vita di Piero Chiara

La scheda biografica è tratta da Federico Ronconi, Piero Chiara. La vita e le opere, Nicolini, Varese, 2005 (per l’Associazione Amici di Piero Chiara) – © RIPRODUZIONE RISERVATA

 


“Ho assistito alla vita qualche volta da seduto, qualche volta in piedi, partecipando al banchetto o rimanendo a bocca asciutta, ma sempre con grande piacere”.
– PIERO CHIARA

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Piero – per l’anagrafe Pierino – Chiara nasce il 23 marzo 1913, a Luino, sulla riva lombarda del lago Maggiore.
Suo padre Eugenio, siciliano, si era stabilito a Luino nel 1908, come impiegato delle Regie Dogane.
La madre, Virginia Maffei, era nata a Comnago, sopra Lesa, sempre sul lago Maggiore. Ad entrambi i genitori, che l’ebbero unico figlio, Chiara resterà sempre legato: come scrittore, rievocherà le loro figure in pagine piene di affettuoso rispetto. Al padre, in particolare, sobrio e taciturno, ma acuto raccontatore di “fatti”, riconoscerà di essere debitore di buona parte del suo talento di narratore.

Fin dall’inizio, la vita di Chiara appare quale sarà poi sempre: una vita vissuta, al di là di ogni pregiudizio, in piena libertà, con una totale disponibilità ad ogni tipo di esperienza e soprattutto con un sostanziale rifiuto di ogni forma di costrizione.

Non a caso si considererà un “libertino”, come i filosofi del Settecento, ma non senza autoironiche allusioni al significato che il termine ha nell’uso popolare. E un “liberale storico” di fatto egli fu sempre, in campo ideologico come in quello politico.

Così, in linea con questo innato spirito di libertà, fin dai primi anni dell’adolescenza è un discolo “rotto a tutte le avventure”, perso nella “peggior compagnia di tutto il paese, figli di facchini, di barcaioli e di contrabbandieri”, e trae più giovamento dall’ascolto delle storie che il padre gli racconta e dall’osservazione della realtà di quel suo piccolo mondo paesano, che non dagli studi regolari o da una sistematica applicazione. Anzi, il suo contatto con l’istituzione scolastica non è tra i più felici. Superate a fatica la prima e la seconda elementare, in cui ha come compagno di classe Vittorio Sereni, Chiara ripete la terza. Rinviato a ottobre, viene promosso solo in seguito alla promessa del padre di toglierlo da quella scuola.

Viene quindi mandato a studiare nel Collegio Salesiano San Luigi di Intra, dove frequenta la quarta e la quinta, e nel 1925 viene ammesso nel Collegio De Filippi di Arona, dove frequenta, con scarso impegno e nessun profitto, la prima e la seconda ginnasio.

Tra tanti insuccessi scolastici,

“L’unico successo pieno, ricorderà lo scrittore, e non senza civetteria,
fu un tema su Luino, che gli valse un bel dieci e che sancisce a posteriori
una vocazione e un legame”
– G. TESIO

La vita di quegli anni di scuola e di collegio, ad ogni buon conto, tornerà di frequente nelle sue pagine di scrittore, recuperata e accarezzata sul filo di una sottile ironia, specialmente nei confronti di un’educazione tanto rigida quanto culturalmente e formativamente inesistente.

Al centro del suo recupero memoriale di quel periodo ci sono però soprattutto le avventure di Pierino tra i banchi del mercato di Luino, la riva del lago e la via dei Mercanti, avventure che negli anni della maturità racconterà, senza mitizzarle, in libri per ragazzi di grande successo.

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