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Andrej Longo vince il Premio Chiara 2025: il racconto della Finale

Andrej Longo vince il Premio Chiara 2025: il racconto della Finale

Amici di Piero Chiara

19 Ottobre 2025

Con “Undici. Non dimenticare”, Sellerio, si impone su Piero Colaprico e Gabriele Pedullà. Uno studente di Luino per il secondo anno di fila primeggia al Chiara Giovani. Premio Chiara Inediti a trazione varesina. Il racconto dalla Sala Napoleonica delle Ville Ponti in Varese.

Varese, 19 ottobre 2025 – La XXXVII edizione del Premio Chiara, maggior concorso letterario nazionale e transfrontaliero riservato alla misura narrativa breve (sole raccolte di racconti edite nell’anno in Italia e in Svizzera italiana) e intitolato allo scrittore Piero Chiara (1913-1986), ha incoronato vincitore Andrej Longo, con la sua raccolta di racconti “Undici, non dimenticare” edita da Sellerio. L’autore napoletano fa così il bis dopo la vittoria del 2008 e diventa il secondo scrittore di sempre ad annoverare due successi al “Chiara” – prima di lui ci riuscì solo Laura Pariani, vincitrice nel 1994 e nel 2003.

Longo ha prevalso sugli altri due finalisti Piero Colaprico “Le vie della katana” (Feltrinelli) e Gabriele Pedullà “Certe sere Pablo” (Einaudi). A Longo sono andati 63 voti validi, a Colaprico 34 e a Pedullà 32.

Questo il verdetto della Giuria popolare dei 150 lettori, le cui schede di voto sono state scrutinate dal notaio Nicoletta Borghi in diretta durante la Manifestazione Finale, svoltasi domenica 19 ottobre, nella suggestiva cornice della Sala Napoleonica delle Ville Ponti in Varese, condotta dall’attrice Claudia Donadoni. A coordinare il tutto, il prof. Salvatore Consolo e il giornalista Cesare Chiericati, membri del direttivo degli Amici di Piero Chiara.

Non era invece presente in sala, per motivi di salute, la storica direttrice del Premio, Bambi Lazzati. Ma la sua presenza è stata comunque “assicurata”, in apertura di evento, dalla cerimonia di conferimento della Martinella del Broletto (massima onorificenza della città di Varese). In sua vece, sono saliti sul palco i familiari; a loro il sindaco di Varese, Davide Galimberti, ha consegnato il riconoscimento, dando lettura della motivazione: Milanese di nascita e ferrarese per parte di madre, conosciuta da tutti come “Bambi”, soprannome affettuoso datole in famiglia, la Prof.ssa Lazzati è una figura di grande rilevanza nel panorama culturale varesino. Diplomata all’Accademia di Brera, ha insegnato disegno e storia dell’arte ed è da sempre una instancabile organizzatrice culturale. La sua carriera la vede collaborare con prestigiose istituzioni, tra cui Villa Panza, che ha diretto per alcuni anni. Il suo nome è indissolubilmente legato al Premio Chiara, di cui è la vera animatrice. Dal 1989, Bambi Lazzati ha portato a Varese e in provincia le più importanti personalità dell’arte e della cultura italiana, mantenendo viva la memoria dello scrittore luinese e conferendo al nostro territorio un prestigio nazionale e internazionale. Una standing ovation ha salutato il conferimento, tributando a Bambi tutto l’affetto del pubblico chiariano.

A caldo, subito dopo la vittoria, il vincitore Longo ha dichiarato: “Sono felicissimo di aver vinto nuovamente il Premio Chiara. Sarebbe bellissimo che questo concorso entrasse nelle scuole, che i ragazzi potessero leggere e votare i racconti. E poi voglio lasciare un messaggio per Bambi Lazzati: mi chiamò a giugno dicendo “ti ricordi di me?” e io subito pensai al Chiara. Le prometto che non il prossimo libro, ma tra due scriverò ancora una raccolta di racconti, e spero di tornare qui su questo palco”.

Nella cerimonia, è toccato a Stefano Vassere (docente universitario, direttore del Sistema Bibliotecario Ticinese, membro della Giuria tecnica) intervistare i tre finalisti.

La raccolta di racconti di Colaprico spazia su una varietà di toni dal serio all’ironico al disincantato, passando anche per accenti più intimi. I meccanismi più profondi e contraddittori del Male e della Mala, di oggi e di una volta, e delle Criminalità Organizzate. La violenza, la paura e l’inganno, il desiderio e pure l’amore. Poliziotti e carabinieri. Semplici cittadini… oppure no, semplici no, anche quando lo sembrano. “In Italia c’è poco spazio per i gialli? In realtà no, il fatto è che il nostro Paese è arrivato tardi al genere. C’è stato Scerbanenco, che possiamo considerare un “padre” del giallo italiano, ma è scomparso prima della strage di Piazza Fontana, che ha rappresentato una vera linea di demarcazione anche letteraria. Per non parlare del gruppo di scrittori (tra cui Camilleri) che si raccolse attorno alla Libreria del Giallo di Milano. C’è un debito verso l’estero? Personalmente, la mia ‘Trilogia della città di M’ con buona evidenza si lega alla ‘Trilogia della città di K’ di Agota Kristof. Ma in Italia abbiamo avuto giallisti di razza: ad esempio, Sciascia è stato un autore di altissimo profilo nel campo del giallo — o, quantomeno, del noir. Bisogna quindi essere cauti prima di sparare a zero su un genere che forse si è sviluppato in modo diverso rispetto ad altri Paesi, ma non per questo in maniera meno varia e feconda.”

Longo ci propone undici storie di donne ambientate a Napoli e in provincia, simili a fotografie capaci di raccontare con un solo frammento una condizione umana e sociale dei nostri tempi. In tutte le storie le protagoniste si trovano a lottare con un destino che sembra ineluttabile. E sempre la scrittura dell’autore, priva di fronzoli e indulgenze al sentimentalismo, ci mostra il peso e il dolore del vivere femminile in certi contesti. “Mi piace ambientare le storie in un contesto realistico, radicarle nella vita, anche nei suoi aspetti meno positivi. Nelle mie narrazioni c’è sempre una forte ricerca di giustizia. La presenza del cibo è strettamente legata a Napoli: nel Sud è una forma di comunicazione, un modo per dimostrare affetto. Le protagoniste sono spesso donne perché provengo da una famiglia di sole donne. Anche la lingua voglio che sia autentica, viva, profondamente legata alla realtà.”

Pedullà presenta tre racconti lunghi, quasi romanzi brevi, che – alla maniera di una pala d’altare – compongono il volume attraversando l’incendio degli anni Settanta, la cupa pacificazione degli anni Ottanta e la crisi successiva, sino ai giorni nostri, sono scritti per chi allora non c’era e vorrebbe sapere, per chi testardamente non ricorda e per chi, invece, proprio non riesce a dimenticare. “Nei miei libri c’è una forza che li lega. Io sento questa forza che mi trascina, ed è da lì che nasce la scrittura. Ho fatto molta politica di base, ma non ho mai voluto fare il politico: volevo semplicemente agire come cittadino, contribuire, nel mio piccolo, a migliorare il mondo. Dagli anni Novanta in poi, quel mondo — e anche quello dei compagni di politica, in generale — è scomparso non solo dall’Italia, ma anche dalla narrazione. Sono nostalgico? No. Ho imparato che non bisogna mai rimpiangere: bisogna guardare avanti e cercare di capire perché le cose non vanno come vorremmo. Quando avevo l’età dei miei protagonisti, tra i quindici e i vent’anni, avevo la percezione di un futuro aperto davanti a me. Oggi, invece, molto di quel senso di possibilità si è perso. Ed è, semplicemente, una constatazione.”

È stata poi la volta della menzione, Giorgio Genetelli, Ingombranti, Temposospeso. I suoi sono racconti simili a pezzi di scarto uniti per diventare un collettivo eterogeneo e ribelle. Con un tratto comune: sono tutti tesi nello sforzo di legarsi assieme e formare una resistenza disarmata e invincibile, secondo uno stile che dondola tra follia, anarchia e poesia, tenerezza, innocenza e nervosismo. La Giuria tecnica ha inteso comunque premiarlo (pur fuori terna) per il suo sguardo sorprendentemente fresco sulla periferia e altri luoghi laterali e marginali, con mescolanza varia di stili e contenuti. Per Genetelli è un bis, in quanto già nel 2018 ottenne la segnalazione per La conta degli ostinati, Gabriele Capelli Editore. La sua simpatia non ha mancato di suscitare l’approvazione della platea, in un curioso siparietto con il presidente di Giuria, Romano Oldrini, al quale Genetelli ha tributato un “Grazie per dirmi che sono pazzo”.

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Curiosa ricorrenza nel Premio Chiara Giovani, il concorso del Premio Chiara rivolto a giovani tra i 15 e i 20 anni, chiamati a scrivere un racconto inedito sulla traccia “Luogo”. Tra i 25 finalisti, che a giugno erano stati pubblicati in un volume a cura degli Amici di Piero Chiara (rammentiamo che i partecipanti – da tutta Italia e dalla Svizzera italiana – sono stati 221), il voto della già citata Giuria popolare dei 150 lettori ha portato alla vittoria di Claudio G. Facchetti, sedicenne di Luino, che già l’anno scorso si era piazzato al secondo posto, oltretutto alle spalle del fratello Mario (quest’anno non partecipante).

Ecco la classifica completa dei premiati:

Secondo e premio “un racconto per un viaggio” (assegnato da ex finalisti del Premio): Il forchettone biellese – Nicola Buttarelli (2005) Bergamo
A Biella muore l’ennesima celebrità e il sindaco e l’assessore alla cultura devono trovare un rimedio al disarmante fenomeno. Elaborano una doppia strategia che coinvolgerà da un lato il sovrannaturale, dall’altro il pesante martello della legge.

Terzo: Dulce bellum inexpertis – Gianpaolo Carbone (2006) Scalenghe (TO)
Si tratta di un racconto immaginario in forma epistolare di un soldato italiano della Prima guerra mondiale, che, partito entusiasta verso il Carso, sperimentando le sciagure delle trincee, assurte a luogo simbolo di disumanità e tribolazione, prende progressivamente coscienza degli orrori della guerra, prima di tentare un’impossibile fuga che lo condanna a morte.

Quarto: La curva della stazione – Nosrat Zakaria (2009) Pordenone
Un gruppo di quattro ragazzi si ritrova ogni pomeriggio d’estate in un angolo nascosto dietro la stazione, condividendo libri, sogni e silenzi. Tra letture, scritti collettivi e piccoli riti, nasce un legame profondo che resiste al tempo. Quando Leo parte, seppelliscono un libro scritto insieme, simbolo di ciò che li unisce per sempre.

Quinto e premio della Comunità di Lavoro Regio Insubrica (per soli concorrenti del territorio insubre): Case mie – Aurora Romano (2006) Samarate (VA)
Durante il viaggio di ritorno dalla Calabria al Nord, una figlia di emigrati vive la confusione di sentirsi straniera in entrambe le sue “case”. Dai saluti alla famiglia all’arrivo in Lombardia, il cuore è in bilico tra il bisogno di restare e quello di tornare

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Infine, durante la manifestazione, spazio ai due autori protagonisti del Premio Chiara Inediti, che mette in palio la pubblicazione di una raccolta di racconti, grazie alla cooperazione di Pietro Macchione Editore. Quest’anno, come noto, i premiati sono due: il vincitore è Rodolfo Nicodemi (Milano, 1950) con la raccolta L’estate di San Martino. Questa la motivazione ufficiale: “Una carrellata di personaggi e di luoghi che accompagnano dolcemente il lettore. Dal racconto sul lido al professore di greco, passando per tante altre vicende sempre ben caratterizzate. La semplicità della scrittura aiuta a seguire una trama che è lenta ma non per questo noiosa. Sono racconti in cui contano soprattutto le sfumature. Risulta piacevole da leggere, a tratti delicato e commovente.”

Una menzione è stata attribuita dalla Giuria tecnica a Edoardo Zanzi (Varese, 1999) con la raccolta Musica per nottambuli. Questa la motivazione ufficiale: “Per la sua capacità di raccontare i giovani con autenticità e profondità, intrecciando emozioni quotidiane e sogni grandi con una scrittura brillante e mai banale.” Anche questa raccolta è stata pubblicata, a cura di Effetto Edizioni.

Entrambi gli autori, presenti in sala, hanno ricevuto l’applauso della platea chiariana e ricevuto una targa in onore del risultato ottenuto.

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Il Premio Chiara tiene a ringraziare sponsor e patrocinatori che, con il loro apporto, ne rendono possibile la realizzazione. Si citano tra gli altri Regione Lombardia, Repubblica e Cantone Ticino, Regio Insubrica, Fondazione AEM, Fondazione Cariplo, Provincia di Varese, Comune di Varese, Comune di Luino, Camera di Commercio Varese, Comune di Lugano Comunità Montana Valli del Verbano, Fondazione Comunitaria del Varesotto, Fondazione Maletti Mendrisio, Città di Lugano, Comuni di Azzate (con Proloco), Gallarate, Busto Arsizio, Casciago e amici quali il Museo MA*GA Gallarate, Duemilalibri, FAI, la Biblioteca Cantonale Lugano, il Castello di Masnago, Allianz Cassano Spinola di Massone Emanuele, Reale Mutua Varese, GiulianiLaudi, Pietro Macchione Editore, Fondazione Minoprio, Prefettura e Questura di Varese, Università dell’Insubria, Ministero dell’Istruzione e del Merito-Ufficio Scolastico Territoriale di Varese.

Molti rappresentanti dei sostenitori erano presenti in sala, con in prima fila il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, il sindaco di Varese Davide Galimberti e vari assessori, il presidente della provincia di Varese, Marco Magrini, il segretario generale di Camera di Commercio Varese Anna Deligios, il segretario della Comunità Regio Insubrica (rappresentante anche della Repubblica e Cantone Ticino) Francesco Quattrini e molti altri ancora; ciascuno di essi ha portato il proprio saluto e partecipato ai vari momenti di premiazione sul palco.

Così si è chiusa la XXXVII edizione del Premio Chiara, tra applausi, emozioni e memoria viva. A Varese la parola continua a essere un ponte tra generazioni, e la narrativa breve — come insegnava Piero Chiara — resta la più grande forma di verità: quella che sa racchiudere un mondo in poche pagine.

 

Il momento della vittoria di Longo


 

La registrazione integrale della Finale

 

Alcune foto dell’evento

 

I contributi dei media partner

 


In copertina: Andrej Longo e Claudio Giulio Facchetti, vincitori editi e giovani 2025.

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